Disturbi del linguaggio

I disturbi del linguaggio sono considerati come un insieme di sintomi, che comprendono difficoltà, di vario grado, nella comprensione, produzione e uso del linguaggio. L’evoluzione di questi sintomi dipende dalla gravità e dalla persistenza del disturbo linguistico.

I disturbi di linguaggio colpiscono circa il 6-8% della popolazione mondiale.

Http://www.ospedalebambinogesu.it/disturbi-specifici-del-linguaggio#.XIi6MyhKjIU

Sebbene si sia cercato a lungo il gene responsabile dei dsl, gli studiosi sono giunti alla conclusione che, nella maggior parte dei bambini, questi disturbi hanno origini complesse, generate da molti fattori ambientali e genetici che interagiscono tra loro.

Quindi è impossibile identificare un’unica causa per questo genere di disturbi.

I disturbi del linguaggio

Disturbo di linguaggio

I disturbi di linguaggio, secondo la classificazione dell’icd-10 (international classification of diseases – 10th edition, redatta dall’organizzazione mondiale della sanità), si distinguono in:

  • Disturbo specifico dell’articolazione e dell’eloquio: caratterizzato da un ritardo nell’acquisizione dell’abilità di produzione dei suoni verbali; generalmente il problema è prevalentemente motorio, per cui la frase può essere discretamente strutturata o adeguata dal punto di vista lessicale, morfo-sintattica e pragmatica, ma i suoni non vengono correttamente articolati per un problema motorio, per cui il messaggio può risultare difficilmente comprensibile.
  • Disturbo del linguaggio espressivo: caratterizzato da adeguato livello di comprensione di linguaggio a fronte di un livello espressivo al di sotto della media attesa per l’età cronologica;
  • Disturbo della comprensione del linguaggio: caratterizzato da un livello di comprensione del linguaggio non adeguato all’età cronologica.

Http://www.sanita24.ilsole24ore.com/pdf2010/editrice/ilsole24ore/quotidiano_sanita/online/_oggetti_correlati/documenti/2015/05/08/disturbi_specifici_di_linguaggio.pdf?uuid=abp1b1bd

Una classificazione più recente è quella del dsm v (2013), che individua sotto la categoria dei disturbi della comunicazione, i seguenti disturbi: 

  • Disturbo del linguaggio
  • Disturbo fonetico-fonologico 
  • Disturbo della fluenza con esordio nell’infanzia (balbuzie) 
  • Disturbo della comunicazione sociale (pragmatica) 
  • Disturbo della comunicazione senza specificazione

Http://www.itis.biella.it/cts_bi/disturbi_comunicazione_linguaggioi.pdf

Disturbo di linguaggio

  1. Difficoltà persistenti nell’acquisizione e nell’uso di diverse modalità di linguaggio (parlato, scritto, gestuale o di altro tipo) dovute a deficit della comprensione o della produzione che comprendono i seguenti elementi: 1. Lessico ridotto (conoscenza ed uso delle parole) 2.Limitata Strutturazione delle frasi 3.Compromissione Delle capacità discorsive (di connettere le frasi tra loro per sostenere una conversazione) 
  2. Le capacità di linguaggio sono al di sotto da quelle attese per l’età in maniera significativa e quantificabile, portando a limitazioni funzionali dell’efficacia della comunicazione, della partecipazione sociale, dei risultati scolastici o professionali 
  3. L’esordio dei sintomi avviene nel periodo precoce dello sviluppo 
  4. Le difficoltà non sono attribuibili a compromissione dell’udito o ad altra compromissione sensoriale, a disfunzione motorie o altre condizioni mediche e non sono spiegabili da disabilità intellettiva o ritardo globale di sviluppo

Disturbo fonetico – fonologico

  • Il bambino ha delle discrete capacità di comprensione, ma presenta difficoltà riguardo all’uso dei suoni (es. tole invece di “sole”). I suoni che compongono le parole possono essere omessi (es. tada per “strada”), sostituiti o distorti. Nella maggior parte dei casi le difficoltà riguardano i suoni che vengono imparati più tardi (“r”, “v”); nei casi più gravi sono interessate tutte le consonanti comprese le vocali e l’eloquio risulta incomprensibile. 
  • L’alterazione causa limitazioni dell’efficacia della comunicazione che interferiscono con la partecipazione sociale, il funzionamento scolastico o lavorativo 
  • L’esordio avviene in un periodo precoce dello sviluppo 
  • Le difficoltà non sono dovute a deficit sensoriali o a patologie organiche (pci, sordità o ipoacusia, palatoschisi) 

Http://www.riabilitazionelogopedia.it/home/prevenzione/disturbi-del-linguaggio-articolazione-fonologica-e-processi-fonologici/

Disturbo della comunicazione sociale

  • Difficoltà nel mantenere i turni e l’argomento del discorso
  • Comprensione altamente letterale: il sarcasmo, l’uso metaforico del linguaggio o comunicazione gestuale possono essere equivocati
  • Difficoltà di comprensione orale e scritta
  • Scarsa coordinazione dei registri di comunicazione verbale e non verbale
  • Difficoltà nel cambiare il contenuto di un enunciato in accordo a ciò che la situazione richiede
  • Difficoltà nel fornire precise informazioni a richieste specifiche

Http://www.crescita-personale.it/disagio-psicologico/1912/disturbo-della-comunicazione-sociale-le-caratteristiche/7461/a

Balbuzie 

  • La balbuzie si caratterizza per un’alterazione della fluenza e cadenza dell’eloquio, inappropriata per l’età e con ripetizioni o prolungamento delle lettere o delle sillabe (aaaadesso) iniziali della parola. 
  • L’alterazione causa ansia nel parlare o limitazioni dell’efficacia di comunicazione, della partecipazione sociale, del rendimento scolastico o lavorativo. 
  • Esordio tra 5 e 10 anni. M:f=3:1. 
  • Diagnosi dopo i 3 anni. 
  • Si può associare a tic. 
  • Il bambino rallenta l’eloquio, oppure riduce la produzione. Nei casi estremi evita di parlare. 
  • Lo stress emotivo peggiora il sintomo e in genere periodi di disagio emotivo lo fanno comparire.
  • Può risolversi oppure può durare molto tempo, fino a tutta la vita. Circa l’80% dei casi va incontro a remissione spontanea, prima dei 16 anni.

Https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/pediatria/la-balbuzie-e-un-segno-di-intelligenza

Diagnosi

L’inquadramento diagnostico dei disturbi di linguaggio prevede un approfondimento delle abilità comunicativo-linguistiche, delle capacità imitative e di gioco simbolico, delle abilità prassiche e di coordinazione motoria, nonchè una valutazione cognitiva con test appropriati.

La valutazione diagnostica, dunque, prevede il coinvolgimento di diverse figure specialistiche: neuropsichiatra infantile, otorinolaringoiatra, psicologo dell’età evolutiva, logopedista e terapista della neuro psicomotricità dell’età evolutiva.
Al termine dell’inquadramento diagnostico viene stilato un profilo funzionale.

La diagnosi viene definita per esclusione rispetto alle condizioni sopra elencate.

Https://www.lumsa.it/sites/default/files/utenti/u431/dsl.pdf

Per determinare se un bambino è affetto da dsl è importante valutare se il livello cognitivo del bambino risulta nella norma.

Inoltre, i disturbi del linguaggio non devono essere causati da altre patologie, né da deficit sensoriali: ad esempio un bambino sordo ha più difficoltà a formulare le parole correttamente senza essere necessariamente affetto da dsl.

Non devono poi essere presenti importanti carenze socio-ambientali. Un Bambino cresciuto in un contesto privo di interazioni sociali può avere difficoltà a parlare, senza essere necessariamente affetto da disturbi linguistici.

Per effettuare diagnosi di dsl va utilizzato un doppio parametro, ovvero che il qi sia nella norma e che il punteggio di valutazione delle competenze linguistiche sia sotto la media.

Valutazione

La valutazione generalmente è costituita da incontri con diverse figure professionali e si attua tramite osservazione del bambino in attività libere e/o semi-strutturate e laddove possibile attraverso la somministrazione di test standardizzati sia indiretti (questionari ai genitori) che diretti al bambino.

È importante valutare la presenza di alcuni indici predittivi non linguistici. Un esempio è l’assenza dei comportamenti deittici, il più comune tra i quali è il gesto di indicare.

Sono stati individuati alcuni indicatori, qui di seguito riportati.

Indici predittivi di disturbo di linguaggio (volterra e bates, 1995; bates, 2002) 

  • Assenza della lallazione, prima vocalica poi consonantica dai 5 ai 10 mesi; 
  • Assenza di utilizzazione dei gesti, sia deittici che referenziali, a 12-14 mesi; 
  • Mancata acquisizione di schemi d’azione con oggetti a 12 mesi; 
  • Vocabolario ridotto (meno di 20 parole a 18 mesi e meno di 50 parole a 24 mesi); 
  • Assenza o ridotta presenza di gioco simbolico tra i 24-30 mesi; 
  • Ridotta presenza di sequenza di gioco simbolico tra i 30 e i 40 mesi; 
  • Ritardo nella comprensione di ordini non contestuali e che implicano una decodifica linguistica a 24-30 mesi.

Http://www.specchioriflesso.net/media/161151/i_disturbi_specifici_di_linguaggio_x_specchio.pdf

In presenta di almeno due dei seguenti indicatori è consigliabile rivolgersi ad un professionista.

Fonti

Trattamento

Alla segnalazione per difficoltà relative al linguaggio, la presa in carico terapeutica è necessariamente preceduta, in primo luogo, da una presa in carico diagnostica, che prevede il frequente concorso delle valutazioni/indagini di più specialisti, impegnati nell’approfondimento di aspetti non solo comunicativi e linguistici, attraverso tempi e strumenti dettati dalla specificità del caso.

La presa in carico terapeutica che prevede:

  • Stesura di un progetto riabilitativo
  • Monitoraggio dell’andamento della terapia
  • Consulenza alla famiglia
  • Coinvolgimento della scuola

Http://www.ospedalebambinogesu.it/disturbi-specifici-del-linguaggio#.XJqmm62h29Y

Patologia, grado di compromissione, comorbidità, età, ecc., sono variabili su cui si colloca la scelta che della tipologia di trattamento, fondamentalmente riconducibile a due alternative:

  • Trattamento in forma diretta: terapia individuale che si basa sull’instaurarsi di una relazione terapeutica tra professionista e paziente, all’interno di sedute variabili per durata e frequenza. In casi specifici, su indicazione dell’equipè, può essere esteso a più bambini in contemporanea stabilendo sessioni di terapia di gruppo.
  • Trattamento in forma indiretta: si basa su un programma preordinato di consulenza alla famiglia . Può accompagnare una terapia diretta o proporsi come alternativa , in ogni caso riconosce all’ambiente familiare un ruolo particolarmente efficace nel sostegno allo sviluppo comunicativo-linguistico del bambino.

Fonti

Mariani, marotta, pieretti (a cura di) presa in carico e intervento nei disturbi dello sviluppo

Marotta, caselli (a cura di), idisturbi del linguaggio: caratteristiche, valutazione,trattamento

Federazione logopedisti italiani: www.fli.it

Disprassia verbale

Disprassia verbale evolutiva

Nella clinica dei disturbi evolutivi del linguaggio e dello speech si può individuare la disprassia verbale evolutiva o cas (childhood apraxia of speech) che per definizione è un disturbo caratterizzato da deficit di tipo motorio, con alterazioni a livello della pianificazione e della programmazione motoria dei movimenti articolatori.

Può presentarsi in tre contesti clinici:

  • idiopatica, ossia non associata ad alterazioni evidenti del sistema nervoso centrale, ad alterazioni neuromuscolari e sensoriali e a problematiche della sfera cognitiva e relazionale;
  • associata in soggetti in cui è documentata una condizione neurologica maggiormente alterata;
  • come sintomo associato nelle sindromi neuro comportamentali complesse, quali l’autismo;

Diagnosi disprassia verbale evolutiva

A fronte di alterazioni più o meno gravi del sistema dei suoni del linguaggio si possono individuare tre sintomi principali:

  • asistematicità degli errori fonologici: gli aspetti fonologici sono marcatamente alterati e non è facile classificare gli errori commessi secondo criteri classici.
  • difficoltà nella trascrizione intersegmentale: il bambino può essere in grado di produrre molti suoni isolatamente, ma non nel contesto di sillabe, parole e frasi.
  • alterazione della prosodia che risulta piatta e monotona.

Trattamento disprassia verbale evolutiva

Avendo raggiunto a livello internazionale un accordo unanime che riconosce al disturbo prassico verbale un core deficit di tipo motorio, l’utilizzo dei soli canali uditivo e visivo può non essere sufficiente, per cui si fa riferimento ad approcci combinati ed approcci che impiegano cue e prompt sensoriali e gestuali. Un trattamento riabilitativo condotto secondo una prospettiva motoria è scrupolosamente controllato e strutturato in base ai principi dell’apprendimento motorio. Tra i sistemi che incorporano l’uso estensivo di prompt tattili-cinestesici-propriocettivi, il più noto a livello internazionale è il prompt, che si pone come obiettivo l’insegnamento del linguaggio intelligibile e funzionale alla comunicazione, individuando attività motivanti e in contesti comunicativi significativi per il bambino.